Statuto

STATUTO DEL CENACOLO

ASSOCIAZIONE CULTURALE

Art. 1
E’ costituita l’associazione culturale denominata “Cenacolo odontoiatrico bolognese”.
Non persegue finalità di lucro.

Art. 2
L’associazione ha sede in Bologna, via Massarenti 412/2 GH

Art. 3
L’associazione ha durata illimitata.

Art. 4
L’associazione ha lo scopo di promuovere e tutelare l’attività, la ricerca medica e scientifica e lo sviluppo delle tecnologie, ponendo in essere tutte le iniziative necessarie a tal fine, compreso l’intervento presso amministrazioni e organizzazioni pubbliche e private.

L’associazione potrà collaborare con ogni associazione o società scientifiche nazionali e internazionali oltre che con le associazioni sindacali e di categoria.

L’associazione potrà promuovere e organizzare eventi di consulenza ed assistenza sull’innovazione tecnologica, sulla qualità e sulla sicurezza del paziente.

L’associazione potrà promuovere ed organizzare interventi di formazione, qualificazione, riqualificazione e l’aggiornamento continuo, professionale degli operatori, nonché la costituzione, l’attivazione, lo sviluppo e la gestione di centri e di aree idonee a favorire l’innovazione e la ricerca scientifica, sia in Italia che all’estero.

Inoltre l’associazione potrà compiere tutte quelle altre operazioni commerciali, industriali, immobiliari, mobiliari e finanziarie che l’organo amministrativo riterrà necessarie, utili od opportune per l’attuazione degli scopi sociali.

Associazione

Art. 5

Il numero dei soci è illimitato; all’associazione possono aderire le persone di ambo i sessi, indipendentemente dalla propria appartenenza politica e religiosa, cittadinanza, appartenenza etnica e professione.

Chi intende essere ammesso come socio dovrà presentare una domanda di ammissione al Consiglio Direttivo, impegnandosi di attenersi al presente statuto e ad osservarne gli eventuali regolamenti e le delibere adottate dagli organi dell’Associazione.

La validità della qualità di socio è subordinata all’accoglimento della domanda stessa da parte del Consiglio Direttivo il cui giudizio deve essere sempre motivato e contro la cui decisione è ammesso appello all’assemblea generale, che deve esprimersi in merito entro 60 giorni.

I soci sono tenuti a versare il contributo associativo annuale stabilito in funzione dei programmi di attività.

Tale quota dovrà essere determinata annualmente per l’anno successivo con delibera del Consiglio Direttivo e in ogni caso non potrà mai essere restituita.

Le quote o i contributi associativi sono intrasmissibili e non rivalutabili.

Art. 6

Gli associati hanno diritto a partecipare a tutte le iniziative e manifestazioni promosse dall’associazione e a riunirsi in assemblea per discutere e votare sulle questioni riguardanti l’associazione stessa.

Art. 7

I soci sono tenuti:

  • al pagamento della quota associativa annuale, fissata dal Consiglio Direttivo;
  • all’osservanza dello statuto, degli eventuali regolamenti interni e delle deliberazioni prese dagli organi sociali, comprese eventuali integrazioni della cassa sociale attraverso versamenti di quote straordinarie.

La quota sociale rappresenta un versamento periodico obbligatorio a sostegno economico del sodalizio e non costituisce, pertanto, titolo di proprietà o di partecipazione a proventi né è trasmissibile o rimborsabile.

Art. 8

La decadenza da socio può avvenire per:

– dimissioni;

– mancato rinnovo della quota associativa;

– espulsione.

Le dimissioni da socio dovranno essere presentate per iscritto al Consiglio Direttivo.

Art. 9

Nel caso di infrazioni da parte dei soci delle norme sancite dal presente statuto e dai regolamenti interni, di insofferenza alle comuni regole di educazione e del reciproco rispetto, il Consiglio Direttivo potrà applicare le seguenti sanzioni:

  1. ammonizione scritta;
  2. sospensione da ogni attività e benefici sociali per un periodo fino a sei mesi;
  3. espulsione.

I soci sono espulsi per i seguenti motivi:

a)     quando non ottemperino alle disposizioni del presente statuto, ai regolamenti interni o alle deliberazioni prese dagli organi sociali;

b)    quando, in qualunque modo, arrechino danni morali o materiali all’associazione;

c)     quando tengano in pubblico una condotta riprovevole o persistano nel recare molestie agli altri soci.

Le espulsioni saranno decise dal Consiglio Direttivo a maggioranza. In caso di contrasto decide in via definitiva l’Assemblea dei Soci nella prima seduta utile.

I soci decadono automaticamente quando si rendano morosi nel pagamento delle quote associative per oltre due mesi dalla fine dell’esercizio sociale.

Art. 10

Il patrimonio sociale è indivisibile e è costituito dal patrimonio mobiliare ed immobiliare di proprietà dell’associazione.

I proventi sono costituiti:

a) dalle quote di iscrizione annuale;

b) dai contributi associativi vari;

c) dai contributi di enti pubblici o privati;

d) dagli interessi sulle disponibilità depositate presso Istituti di Credito;

e) da elargizioni, donazioni e lasciti diversi;

f) proventi derivanti da somministrazione ai soci di alimenti e bevande;

g) entrate derivanti da attività commerciali, produttive e di servizio marginali o da iniziative promozionali.

Art. 11

Il rendiconto economico e finanziario comprende l’esercizio sociale dal 1 gennaio al 31 dicembre di ogni anno; deve essere presentato all’assemblea entro il 30 aprile dell’anno successivo.

Ulteriore deroga può essere prevista in caso di comprovata necessità o impedimento.

Art. 12

Il residuo attivo del rendiconto sarà utilizzato per l’attività sociale.

E’ fatto divieto di distribuire, anche in modo indiretto, avanzi di gestione comunque denominati, nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge o siano effettuate a favore di altre associazioni.

Art. 13

Sono organi sociali:

a) l’Assemblea dei soci;

b) il Consiglio Direttivo;

c) il Presidente;

Le cariche associative sono completamente gratuite e saranno rimborsate le sole spese inerenti l’incarico.

Art. 14

Le elezioni per il rinnovo delle cariche sociali avranno luogo ogni tre anni.

Possono partecipare alle elezioni soltanto i soci maggiorenni in regola con il pagamento delle quote sociali. Ogni associato dispone di un solo voto.

Art. 15

Le assemblee dei soci possono essere ordinarie e straordinarie.

L’assemblea ordinaria è convocata con avviso esposto presso la sede dell’associazione per almeno 15 giorni prima della data fissata.

L’assemblea straordinaria è convocata o con avviso esposto presso la sede dell’associazione con almeno 15 giorni prima della data fissata o con avviso scritto da inviare ad ogni socio.

Gli avvisi dovranno specificare il giorno, il luogo, l’ora dell’assemblea e l’ordine del giorno.

Art. 16

L’assemblea ordinaria viene convocata, a cura del Consiglio Direttivo, di regola una volta l’anno. Essa:

  • approva il rendiconto consuntivo;
  • delibera su tutte le questioni attinenti alla gestione sociale.

Negli anni in cui occorre rinnovare le cariche sociali:

  • elegge il Consiglio Direttivo e gli altri eventuali organi sociali.

Art. 17

L’assemblea straordinaria, che delibera sulle modifiche da apportare allo statuto, sullo scioglimento o sulla liquidazione dell’associazione, è convocata su un ordine del giorno prefissato:

– tutte le volte che il Consiglio Direttivo lo reputi necessario;

– allorché ne faccia richiesta motivata almeno 1/4 dei soci.

L’assemblea dovrà avere luogo entro 30 giorni dalla data in cui viene richiesta.

Art. 18

In prima convocazione l’assemblea ordinaria è regolarmente costituita con la presenza di metà più uno dei soci maggiorenni.

In seconda convocazione l’assemblea ordinaria è regolarmente costituita qualunque sia il numero degli intervenuti e delibera validamente a maggioranza assoluta dei voti dei soci su tutte le questioni poste all’ordine del giorno.

La seconda convocazione dovrà aver luogo almeno un’ora dopo la prima convocazione.

Art. 19

Per la validità dell’assemblea straordinaria chiamata a deliberare sulle modifiche da apportare allo statuto, sullo scioglimento o sulla liquidazione dell’associazione, è indispensabile la presenza, personale o a mezzo delega, di almeno il 50% dei soci e il voto favorevole dei 3/5 degli intervenuti.

Per le delibere relative all’acquisizione o alla locazione di beni immobili è richiesta l’unanimità dei soci, con voto palese.

La delega, ammessa solo per le Assemblee straordinarie, deve contenere l’indicazione di voto del delegante sugli argomenti all’ordine del giorno.

Ogni socio può essere portatore di un numero massimo di cinque deleghe.

Art. 20

Le votazioni avvengono normalmente per alzata di mano, possono avvenire a scrutinio segreto quando ne faccia richiesta la maggioranza dei presenti. Le votazioni che riguardano persone avvengono, di norma, a scrutinio segreto. Per le elezioni delle cariche sociali la votazione avverrà a scrutinio segreto, salvo diversa indicazione da parte dell’assemblea.

Art. 21

L’assemblea, tanto ordinaria che straordinaria, è presieduta dal Presidente dell’associazione; le deliberazioni adottate dovranno essere riportate su un Libro Verbali a cura del Segretario, che sottoscrive il verbale unitamente al Presidente, il verbale dovrà essere a disposizione dei soci.

Per le elezioni degli organismi direttivi dovranno essere riportati il numero dei votanti, il numero delle schede valide, nulle e bianche.

CONSIGLIO DIRETTIVO

Art. 22

Il Consiglio Direttivo è composto da un minimo di 3 consiglieri eletti fra i soci che ne hanno diritto.

Il Consiglio Direttivo dura in carica tre anni ed i suoi membri sono rieleggibili.

Art. 23

Il Consiglio Direttivo elegge nel suo seno il Presidente, il Vice Presidente, il Segretario, e fissa la responsabilità degli altri consiglieri in ordine all’attività svolta dall’associazione per il conseguimento dei propri fini sociali.

Art. 24

Il Consiglio Direttivo si riunisce ordinariamente una volta al mese e straordinariamente ogni qualvolta lo ritenga necessario il Presidente o ne faccia richiesta un terzo dei consiglieri. Per la validità delle deliberazioni occorre la presenza della maggioranza dei componenti.

Le riunioni del Consiglio Direttivo sono presiedute dal Presidente e, in mancanza, dal Vicepresidente o dal membro anziano.

Le sedute del Consiglio Direttivo non sono pubbliche. Il Consiglio Direttivo può decidere, qualora ne ravvisi la necessità, di renderle pubbliche, in tutto od in parte.

Le deliberazioni del Consiglio Direttivo, riportate a cura del Segretario, saranno trascritte sul Libro Verbali.

Art. 25

Il consigliere decaduto o dimissionario è sostituito, ove esista, dal socio risultato primo dei non eletti. Ove decada la maggioranza del Consiglio si deve provvedere alla elezione di un nuovo Consiglio Direttivo.

Art. 26

Il Consiglio Direttivo assume la direzione e l’amministrazione dell’associazione ed è investito di tutti i poteri di ordinaria amministrazione della stessa che non siano espressamente riservati all’Assemblea.

A tal fine deve:

  • redigere i programmi di attività sociale previsti dallo statuto sulla base delle linee approvate dall’assemblea dei soci;
  • curare l’esecuzione delle deliberazioni dell’assemblea;
  • redigere i rendiconti;
  • compilare i progetti per l’impiego del residuo del rendiconto;
  • stipulare tutti gli atti e contratti di ogni genere inerenti all’attività sociale;
  • formulare il regolamento interno;
  • deliberare circa l’ammissione, la radiazione e l’espulsione dei soci;
  • delegare uno o più dei propri membri ad esaminare le domande di adesione.

Art. 27

Il Presidente ha la rappresentanza legale e la firma sociale e presiede il Consiglio Direttivo e l’Assemblea. In caso di assenza o di impedimento del Presidente tutte le sue mansioni spettano al Vicepresidente.

SCIOGLIMENTO

Art. 28

La decisione di scioglimento dell’associazione deve essere presa con le modalità previste dal primo comma dell’art. 19. Ove non sia possibile raggiungere le maggioranze ivi previste, nel corso di tre successive convocazioni assembleari ed in seguito ad un ulteriore avviso, adeguatamente pubblicizzato, gli intervenuti deliberano lo scioglimento.

La stessa Assemblea, che ratifica lo scioglimento, decide sulla devoluzione del patrimonio residuo, dedotte le passività, per uno o più scopi previsti dal presente Statuto e, comunque, per opere di utilità sociale, procedendo alla nomina di uno o più liquidatori.

E’ esclusa, in ogni caso, qualunque ripartizione tra i soci del patrimonio residuo.

Art. 29

Per quanto non previsto dal presente Statuto o dal regolamento interno decide l’Assemblea, a maggioranza dei soci partecipanti con diritto di voto, a norma del Codice Civile e delle leggi vigenti.

OBIETTIVI CONDIVISI CON COI-AIOG

1) attuare una costante informazione ed un costante aggiornamento sul territorio a costi contenuti, così da consentire la più ampia partecipazione al programma. Tale aggiornamento deve:

a) Spaziare nei differenti campi della Cultura odontoiatrica nella assoluta indipendenza dalle “pressioni” che, nel singolo ambito territoriale, possono essere esercitate da situazioni di malinteso potere. L’orizzonte culturale deve spaziare a 360° valorizzando non solo le aree direttamente legate alla pratica professionale, ma anche quelle spesso sottostimate di ordine medico e biologico.

b) Rispettare e valorizzare le differenti figure professionali che compongono il team odontoiatrico: odontoiatra, odontotecnico, personale ausiliario di assistenza, igieniste, personale di segreteria. Si tratta sia di produrre iniziative specificamente dedicate, alle differenti figure, sia di determinare momenti di comune crescita culturale, incontro, dibattito, nell’ottica di una odontoiatria che individua bella globalità dei team lo strumento per la produzione di un servizio di qualità nei confronti della società civile.

c) Considerare l’utenza (i pazienti) come centro della Professione odontoiatrica e la soddisfazione delle richieste e delle aspettative della stessa come punto di riferimento per una professione qualitativamente rinnovata ed in grado di superare le sfide poste dall’Europa del 2.000. Non la prestazione ma la qualità del servizio, di cui la prestazione rappresenta un elemento centrale ma non l’unico, come obiettivo da perseguire. E’ in questo senso doveroso organizzare tutte le iniziative che possono contribuire a meglio informare la professione sulle problematiche manageriali, gestionali, fiscali e legali che tanta importanza vanno oggi assumendo.

d) Coinvolgere nella progettazione (fase esecutiva) e nella realizzazione delle iniziative le Università, in quanto centri istituzionali di ricerca e produzione scientifica e le differenti Società scientifiche, in modo da offrire un livello sempre più qualificato di aggiornamento scientifico. Tale coinvolgimento va insistentemente e caparbiamente perseguito ma NON deve diventare elemento discriminante per la determinazione e lo sviluppo delle iniziative. Massima disponibilità ma non immobilismo! L’esperienza dimostra che osare agire significa spesso creare le condizioni per una maggiore disponibilità alla collaborazione.

e) Coinvolgere nella progettazione (fase esecutiva) e nella realizzazione delle iniziative le aziende disponibili ed i fornitori. Proprio questo settore, infatti, rappresenta il 3° elemento decisivo (Pazienti – team odontoiatrico – fornitori) in un progetto di qualità globale.

f) Coinvolgere nelle iniziative le forze nuove dell’odontoiatria locale creando reali momenti di crescita e di dibattito che determinino spinte propulsive della parte più attiva della professione.

2) attuare sia sul territorio che a livello nazionale iniziative di ampio respiro culturale come gli ultimi simposi su AIDS in oral cavity e Patologia da fumo e odontoiatria. Queste iniziative, infatti, sono decisive per riappropriarci di quella dimensione culturale che è indispensabile in un rapporto qualificato professione- società civile.

3) individuare e sviluppare rapporti con le strutture istituzionali che possa favorire l’attività “senza fine di lucro” del Cenacolo. Promuovere la collaborazione istituzionale per giungere e alla individuazione e determinazione della figura professionale dell’assistente odontoiatrica così indispensabile nel team operativo. Tale progetto è indispensabile per garantire la qualità del Servizio ma anche per fornire alla professione quella serenità legale che tutti noi andiamo cercando. Basta riflettere sul ruolo della assistente odontoiatrica nella gestione dei protocolli di sterilità, l’impatto che tale compito ha sulla salute pubblica, i rapporti che si vengono a creare tra rischio biologico e legge 626, la sconcertante leggerezza con la quale alcuni legislatori affrontano il problema richiedendo personale debitamente qualificato, per rendersi conto di come tale figura professionale legalmente riconosciuta sia, oggi, nello stesso tempo necessità e garanzia per la professione. Lavorando in tali direzioni la confederazione Nazionale aiuterà i Cenacoli a diventare una realtà insostituibile e ad assolvere ai loro compiti che sono:
– Trasmettere alla professione il più alto livello di aggiornamento delle conoscenze scientifiche, garantendo un continuo flusso di informazioni tra Professione e sedi istituzionali.
– Fornire alle punte avanzate della professione spazi per progredire, confrontarsi, produrre cultura. La cultura è una ricchezza inesauribile e può svilupparsi appieno solo dando voce e forza ai mille rivoli che la compongono e alle mille strade che ha per esprimersi.

DECRETOLEGISLATIVO19febbraio2014,n.19

Attuazione della direttiva 2010/32/UE che attua l’accordo quadro, concluso da HOSPEEM e FSESP, in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario. (14G00031) (GU n.57 del 10-3-2014)

Vigente al: 25-3-2014

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 6 agosto 2013, n. 96, recante delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2013, ed in particolare gli articoli 1 e 2 e l’allegato B; Vista la direttiva n. 2010/32/UE del Consiglio, del 10 maggio 2010, che attua l’accordo quadro, concluso da HOSPEEM e FSESP, in materia di prevenzione delle ferite da taglio e da punta nel settore ospedaliero e sanitario;
Vista la direttiva n. 2000/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 settembre 2000, relativa alla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti biologici durante il lavoro;
Visto, in particolare, il Titolo X del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, concernente le attivita’ lavorative nelle quali vi e’ rischio di esposizione ad agenti biologici;
Vista la risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2006, recante raccomandazioni alla Commissione sulla protezione dei lavoratori sanitari europei da infezioni trasmissibili per via ematica a seguito di ferite provocate da aghi;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione dell’8 novembre 2013;
Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nella seduta del 16 gennaio 2014;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 14 febbraio 2014;
Sulla proposta del Ministro per gli affari europei e del Ministro della salute, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell’economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e per gli affari regionali e le autonomie;

Emana il seguente decreto legislativo:
Art. 1
Integrazioni al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81
1. Dopo il titolo X del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, e’ inserito il seguente:
Titolo X-bis
PROTEZIONE DALLE FERITE DA TAGLIO E DA PUNTA NEL SETTORE OSPEDALIERO E SANITARIO
Art. 286-bis. Ambito di applicazione
1. Le disposizioni del presente titolo si applicano a tutti i lavoratori che operano, nei luoghi di lavoro interessati da attivita’ sanitarie, alle dipendenze di un datore di lavoro, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, ivi compresi i tirocinanti, gli apprendisti, i lavoratori a tempo determinato, i lavoratori somministrati, gli studenti che seguono corsi di formazione sanitaria e i sub-fornitori.

Art. 286-ter.

Definizioni

1. Ai fini ed agli effetti delle disposizioni del presente titolo si intende per:
a) luoghi di lavoro interessati: strutture o servizi sanitari del settore pubblico e privato in cui si svolgono attivita’ e servizi sanitari sottoposti alla responsabilita’ organizzativa e decisionale del datore di lavoro;
b) dispositivi medici taglienti: oggetti o strumenti necessari all’esercizio di attivita’ specifiche nel quadro dell’assistenza sanitaria, che possono tagliare, pungere o infettare. Gli oggetti taglienti o acuminati sono considerati, ai sensi del presente decreto, attrezzature di lavoro;
c) misure di prevenzione specifiche: misure adottate per prevenire le ferite e la trasmissione di infezioni nel quadro della prestazione di servizi e dello svolgimento delle attivita’ direttamente connesse all’assistenza ospedaliera e sanitaria, incluso l’impiego di attrezzature ritenute tecnicamente piu’ sicure in relazione ai rischi e ai metodi di smaltimento dei dispositivi medici taglienti, quali i dispositivi medici taglienti dotati di meccanismo di protezione e di sicurezza, in grado di proteggere le mani dell’operatore durante e al termine della procedura per la quale il dispositivo stesso e’ utilizzato e di assicurare una azione protettiva permanente nelle fasi di raccolta e smaltimento definitivo;
d) subfornitore: ogni persona che operi in attivita’ e servizi direttamente legati all’assistenza ospedaliera e sanitaria nel quadro di rapporti contrattuali di lavoro con il datore di lavoro.

Art. 286-quater.

Misure generali di tutela
1. Il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire la salute e sicurezza dei lavoratori in tutti gli aspetti connessi alla loro vita professionale, inclusi i fattori psicosociali e di organizzazione del lavoro, provvedendo in particolare:
a) ad assicurare che il personale sanitario sia adeguatamente formato e dotato di risorse idonee per operare in condizioni di sicurezza tali da evitare il rischio di ferite ed infezioni provocate da dispositivi medici taglienti;
b) ad adottare misure idonee ad eliminare o contenere al massimo il rischio di ferite ed infezioni sul lavoro attraverso l’elaborazione di una politica globale di prevenzione che tenga conto delle tecnologie piu’ avanzate, dell’organizzazione e delle condizioni di lavoro, dei fattori psicosociali legati all’esercizio della professione e dell’influenza esercitata sui lavoratori dall’ambiente di lavoro;
c) a creare le condizioni tali da favorire la partecipazione attiva dei lavoratori e dei loro rappresentanti all’elaborazione delle politiche globali di prevenzione;
d) a non supporre mai inesistente un rischio, applicando nell’adozione delle misure di prevenzione un ordine di priorita’ rispondente ai principi generali dell’articolo 6 della direttiva 89/391/CEE e degli articoli 3, 5 e 6 della direttiva 2000/54/CE, al fine di eliminare e prevenire i rischi e creare un ambiente di lavoro sicuro, instaurando un’appropriata collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
e) ad assicurare adeguate misure di sensibilizzazione attraverso un’azione comune di coinvolgimento dei lavoratori e loro rappresentanti;
f) a pianificare ed attuare iniziative di prevenzione, sensibilizzazione, informazione e formazione e monitoraggio per valutare il grado di incidenza delle ferite da taglio o da punta nei luoghi di lavoro interessati;
g) a promuovere la segnalazione degli infortuni, al fine di evidenziare le cause sistemiche.

Art. 286-quinquies.

Valutazione dei rischi
1. Il datore di lavoro, nella valutazione dei rischi di cui all’articolo 17, comma 1, deve garantire che la stessa includa la determinazione del livello di rischio espositivo a malattie che possono essere contratte in relazione alle modalita’ lavorative, in maniera da coprire tutte le situazioni di rischio che comportano ferite e contatto con sangue o altro potenziale veicolo di infezione, nella consapevolezza dell’importanza di un ambiente di lavoro ben organizzato e dotato delle necessarie risorse.
2. Il datore di lavoro, nella valutazione dei rischi di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), deve altresi’ individuare le necessarie misure tecniche, organizzative e procedurali riguardanti le condizioni lavorative, il livello delle qualificazioni professionali, i fattori psicosociali legati al lavoro e l’influenza dei fattori connessi con l’ambiente di lavoro, per eliminare o diminuire i rischi professionali valutati.

Art. 286-sexies.

Misure di prevenzione specifiche
1. Qualora la valutazione dei rischi di cui all’articolo 286-quinquies evidenzi il rischio di ferite da taglio o da punta e di infezione, il datore di lavoro deve adottare le misure di seguito indicate:
a) definizione e attuazione di procedure di utilizzo e di eliminazione in sicurezza di dispositivi medici taglienti e di rifiuti contaminati con sangue e materiali biologici a rischio, garantendo l’installazione di contenitori debitamente segnalati e tecnicamente sicuri per la manipolazione e lo smaltimento di dispositivi medici taglienti e di materiale da iniezione usa e getta, posti quanto piu’ vicino possibile alle zone in cui sono utilizzati o depositati oggetti taglienti o acuminati; le procedure devono essere periodicamente sottoposte a processo di valutazione per testarne l’efficacia e costituiscono parte integrante dei programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
b) eliminazione dell’uso di oggetti taglienti o acuminati quando tale utilizzo non sia strettamente necessario;
c) adozione di dispositivi medici dotati di meccanismi di protezione e di sicurezza; d) divieto immediato della pratica del reincappucciamento manuale degli aghi in assenza di dispositivi di protezione e sicurezza per le punture;
e) sorveglianza sanitaria;
f) effettuazione di formazione in ordine a:
1) uso corretto di dispositivi medici taglienti dotati di meccanismi di protezione e sicurezza;
2) procedure da attuare per la notifica, la risposta ed il monitoraggio post-esposizione;
3) profilassi da attuare in caso di ferite o punture, sulla base della valutazione della capacita’ di infettare della fonte di rischio.
g) informazione per mezzo di specifiche attivita’ di sensibilizzazione, anche in collaborazione con le associazioni sindacali di categoria o con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, attraverso la diffusione di materiale promozionale riguardante: programmi di sostegno da porre in essere a seguito di infortuni, differenti rischi associati all’esposizione al sangue ed ai liquidi organici e derivanti dall’utilizzazione di dispositivi medici taglienti o acuminati, norme di precauzione da adottare per lavorare in condizioni di sicurezza, corrette procedure di uso e smaltimento dei dispositivi medici utilizzati, importanza, in caso di infortunio, della segnalazione da parte del lavoratore di informazioni pertinenti a completare nel dettaglio le modalita’ di accadimento, importanza dell’immunizzazione, vantaggi e inconvenienti della vaccinazione o della mancata vaccinazione, sia essa preventiva o in caso di esposizione ad agenti biologici per i quali esistono vaccini efficaci; tali vaccini devono essere dispensati gratuitamente a tutti i lavoratori ed agli studenti che prestano assistenza sanitaria ed attivita’ ad essa correlate nel luogo di lavoro; h) previsione delle procedure che devono essere adottate in caso di ferimento del lavoratore per:
1) prestare cure immediate al ferito, inclusa la profilassi post-esposizione e gli esami medici necessari e, se del caso, l’assistenza psicologica;
2) assicurare la corretta notifica e il successivo monitoraggio per l’individuazione di adeguate misure di prevenzione, da attuare attraverso la registrazione e l’analisi delle cause, delle modalita’ e circostanze che hanno comportato il verificarsi di infortuni derivanti da punture o ferite e i successivi esiti, garantendo la riservatezza per il lavoratore.

Art. 286-septies.

Sanzioni
1. Il datore di lavoro e’ punito con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.740 euro a 7.014,40 euro per la violazione dell’articolo 286-quinquies.
2. Il datore di lavoro e i dirigenti sono puniti con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.740 euro a 7.014,40 euro per la violazione dell’articolo 286-sexies.».

Art. 2 Disposizioni finanziarie
1. Dall’attuazione delle disposizioni contenute nell’articolo 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Le amministrazioni competenti provvedono agli adempimenti del presente decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addi’ 19 febbraio 2014 NAPOLITANO Letta, Presidente del Consiglio dei ministri Moavero Milanesi, Ministro per gli affari europei Lorenzin, Ministro della salute Bonino, Ministro degli affari esteri Cancellieri, Ministro della giustizia Saccomanni, Ministro dell’economia e delle finanze Giovannini, Ministro del lavoro e delle politiche sociali Delrio, Ministro per gli affari regionali e le autonomie Visto, il Guardasigilli: Orlando

DISEGNODILEGGEN.1207

d’iniziativa dei senatori GRANAIOLA, MATTESINI, LO GIUDICE, D’ADDA, DE MONTE, SOLLO, VALENTINI,SCALIA, SPILABOTTE, PUGLISI, AMATI, PEZZOPANE, CIRINNÀ, ASTORRE, SILVESTRO, FAVERO,PAGLIARI e PADUA

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 17 DICEMBRE 2013

Istituzione della figura dell’odontoiatra di famiglia

Onorevoli Senatori. — A Palermo una ragazza di 18 anni ha perso la vita a causa di un ascesso dentario poi degenerato in infezione: la famiglia della giovane, seconda di quattro figli, versava in condizioni economiche disagiate anche se decorose.

La sanità pubblica ha in servizio, fra odontoiatri ospedalieri, specialisti ambulatoriali interni e convenzionati esterni, un numero di professionisti che copre appena il bisogno del 10 per cento della popolazione.

L’assistenza odontoiatrica rappresenta il settore in cui il Servizio sanitario nazionale (SSN) ha tradizionalmente presentato un impegno limitato malgrado le molteplici implicazioni di carattere sanitario e sociale, dal punto di vista dei servizi offerti, dei potenziali miglioramenti della qualità della vita e della sostenibilità economica per i singoli e per la collettività.

Questi problemi non costituiscono una peculiarità del Servizio sanitario nazionale, ma sono comuni a molti sistemi sanitari, inclusi quelli basati su sistemi di assicurazione sociale; tuttavia la quantità di prestazioni erogate nel settore pubblico, vede il Servizio sanitario nazionale tra i più bassi in Europa (0,6 visite per abitante per anno, a fronte di 1,8 visite in Belgio, 1,4 in Germania e 2,1 in Olanda). Ma bisogna ricordare che nei casi di questi ultimi Paesi i costi delle cure odontoiatriche private sono molto inferiori a quelli italiani.

Ciò comporta un evidente limite al principio fondamentale della globalità delle garanzie offerte dal Servizio sanitario nazionale, creando disuguaglianze nell’accesso all’assistenza odontoiatrica in rrelazione al reddito, considerati gli alti costi delle prestazioni offerte in regime privato e la scarsità di prestazioni odontoiatriche previste tra i benefici di assicurazioni volontarie.

La normativa nazionale in materia è costituita principalmente dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, che definisce i criteri per la determinazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA) e disciplina il funzionamento dei Fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale, e dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 novembre 2001 «Definizione dei livelli essenziali di assistenza pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 33 dell’8 febbraio 2002».

Tali disposizioni nazionali prevedono che l’assistenza odontoiatrica a carico del Servizio sanitario nazionale sia limitata a:

1) programmi di tutela della salute odontoiatrica nell’età evolutiva:

2) assistenza odontoiatrica e protesica a determinate categorie di soggetti in condizioni di particolare vulnerabilità.

Per accedere all’assistenza odontoiatrica offerta dal Servizio sanitario nazionale è necessaria la prescrizione del medico di famiglia o del pediatra di libera scelta.

I cittadini che non rientrano nelle categorie elencate possono accedere all’assistenza odontoiatrica con il pagamento diretto della prestazione al professionista oppure stipulando una polizza integrativa soggetta a incentivi fiscali previsti dal citato decreto legislativo n. 229 del 1999.

Il 90 per cento della popolazione, allo stato attuale, deve ricorrere alle cure a pagamento presso studi privati. Di questi il 50 per cento accede alle cure sia private che pubbliche e l’altro 50 per cento ricorre al dentista solo nelle emergenze improrogabili perché non riesce a sostenere le spese per cure odontoiatriche.

Le conseguenze a distanza soprattutto per i bambini sono particolarmente dannose in termini sia economici che di sofferenza personale per le riabilitazioni orali che ne conseguiranno.

È ormai scientificamente provato e riconosciuto che le mancate cure dentarie, parodontali e ortodontiche provocano gravi conseguenze patologiche, non solo nel distretto del cavo orale ma anche a carico di cuore, reni e arti colazioni, determinando alterazioni di importanti funzioni come quella digestiva o nella postura. I danni economici che ne conseguono a livello di costi per l’assistenza sanitaria futura di questi pazienti sono incalcolabili. È ingiustificabile che un Paese civile non possa dare a tutti i cittadini la stessa possibilità di curarsi i denti e la bocca.

Scopo del presente disegno di legge è:

— l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza con riferimento all’insieme delle cure odontoiatriche, di tipo preventivo, conservativo, estrattivo, ortodontico e protesico-riabilitativo, indicando tempi, procedure e livelli di reddito totalmente esenti;

— consentire a tutti di poter curare le patologie del cavo orale presso il proprio dentista di fiducia a un prezzo equivalente alle spese che si dovrebbero sostenere accedendo al Servizio sanitario nazionale (SSN).

L’istituzione della figura dell’odontoiatra di famiglia, così come esiste quella del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta, è la soluzione che consente a tutti di avere uno specialista di riferimento a costo sostenibile sul territorio nazionale senza oneri aggiuntivi per il Servizio sanitario nazionale o per le regioni perché si utilizzerebbero le strutture già esistenti a livello privato.

L’odontoiatra di famiglia aderirebbe a una convenzione con le regioni, non di tipo prestazionale, come già esiste attualmente con gli odontoiatri convenzionati esterni, ma basata sul versamento di una quota capitaria così come avviene per i medici di medicina generale e per i pediatri di libera scelta, impegnandosi però a percepire dal paziente l’importo della prestazione erogata allo stesso prezzo del ticket che il paziente pagherebbe se si recasse presso la struttura pubblica.

L’istituzione della figura dell’odontoiatra di famiglia non prevede il ridimensionamento del servizio odontoiatrico delle aziende sanitarie locali (ASL), bensì un suo potenziamento, definendone meglio compiti e funzioni in un sistema integrato che consenta di fornire l’assistenza a tutti presso studi qualificati e con livello qualitativo equivalente ovunque.

Con il presente disegno di legge, come già rilevato, s’intende garantire un’assistenza odontoiatrica capillare e uniforme sul territorio nazionale, operando sia attraverso l’ingresso delle cure odontoiatriche a pieno titolo nei livelli essenziali di assistenza, sia attraverso l’introduzione della figura dell’odontoiatra di famiglia che consentirebbe ai pazienti una libera scelta personale fiduciaria e la libertà di cambiare il proprio dentista mantenendo inalterato il costo delle cure. Tale organizzazione multicanale fungerebbe senza alcun dubbio da calmieramento del mercato, consentendo a tutti gli utenti del Servizio sanitario nazionale di curare una parte così importante della propria salute.

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

(Inserimento delle cure odontoiatriche nei Livelli essenziali di assistenza del Servizio sanitario nazionale)

1. Nel rispetto degli equilibri programmati di finanza pubblica, con decreto da adottare, ai sensi dell’articolo 6, comma 1, secondo periodo, del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, su proposta del Ministro della salute di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, si provvede all’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza ai sensi dell’articolo 1 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, con riferimento all’insieme delle cure odontoiatriche di tipo conservativo, estrattivo, ortodontico e protesico-riabilitativo, indicando tempi, procedure e livelli di reddito totalmente esenti.

2. Il Ministro della salute, nei novanta giorni che precedono la data di entrata in vigore delle disposizioni di cui comma 1, procede all’aggiornamento del nomenclatore tariffario di cui all’articolo 11 del regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 27 agosto 1999, n. 332.

Art. 2.

(Istituzione dell’odontoiatra di famiglia)

1. È istituita la figura dell’odontoiatra di famiglia, convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.

2. Compito dell’odontoiatra di famiglia è quello di fornire all’assistito le prestazioni essenziali di tipo preventivo, conservativo, estrattivo, ortodontico e protesico-riabilitativo previste dal nomenclatore tariffario nazionale in conformità a quanto stabilito dall’articolo 3 della presente legge.

3. Possono presentare domanda di convenzionamento tutti gli odontoiatri titolari di studio professionale, anche in forma associata, o di ambulatorio, in possesso delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente.

4. Il numero di pazienti assistiti dall’odontoiatra di famiglia deve essere adeguato alla struttura e al personale dello studio professionale o dell’ambulatorio, al fine di garantire il livello qualitativo delle prestazioni.

5. Per le cure prestate a bambini di età inferiore a sei anni l’odontoiatra di famiglia è tenuto a richiedere il solo pagamento della quota di partecipazione alla spesa prevista dal Servizio sanitario nazionale per ogni specifica prestazione.

6. Hanno diritto alla libertà di scelta dell’odontoiatra di famiglia i soggetti che, per il periodo d’imposta precedente, hanno dichiarato un reddito superiore a 8.000 euro, secondo le modalità già previste per i medici di medicina generale e per i pediatri di libera scelta.

7. Per i soggetti che hanno dichiarato un reddito inferiore a 8.000 euro, nonché per i soggetti esenti per patologia o per invalidità, continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti in materia.

8. I soggetti che hanno dichiarato un reddito superiore a 8.000 euro e che, ai sensi dell’articolo 3, comma l, si avvalgono del diritto di scegliere l’odontoiatra di famiglia, sono tenuti a versare al fondo regionale per l’odontoiatria, istituito presso ogni regione, il 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e 24 euro annui per ciascun familiare a carico di età superiore a sei anni.

9. All’odontoiatra di famiglia spettano i sette ottavi della quota capitaria per assistito, stabilita in conformità a quella spettante ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta e versata con le modalità previste per i medesimi soggetti; la rimanente parte della quota capitaria per assistito è versata al fondo regionale per l’odontoiatria al fine del potenziamento dell’odontoiatria pubblica.

10. Il fondo regionale per l’odontoiatria deve assicurare il pareggio di bilancio. L’ottavo della quota capitaria destinato al potenziamento dell’odontoiatria pubblica ai sensi del comma 9 è comprensivo dei costi di gestione del fondo regionale per l’odontoiatria, che non possono, comunque, superare il 30 per cento del totale di tali quote. Dall’istituzione e dalla gestione del fondo regionale per l’odontoiatria non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato e delle regioni.

Art. 3.

1. L’odontoiatra di famiglia effettua le seguenti prestazioni essenziali previste dal nomenclatore tariffario nazionale: visita, detartrasi, sigillatura, cura della carie dentaria, incappucciamento della polpa dentaria, terapia canalare di denti mono o pluriradicolati, ricostruzione di denti devitalizzati con perni o con viti, estrazione di denti decidui o permanenti, rimozione di protesi fissa, ricopertura protesica con applicazione di corona o di corona con perno su denti non altrimenti recuperabili, protesi mobile parziale o totale, ortodonzia infantile fino al compimento del quattordicesimo anno di età.

2. Il costo delle prestazioni di cui al comma 1 è stabilito dal nomenclatore tariffario nazionale con il decreto di cui all’articolo 1, comma 3. I costi della visita e della riparazione di apparecchi ortodontici, effettuate presso lo studio professionale o presso un laboratorio, sono stabiliti in sede di convenzione regionale e sono sottoposti all’obbligo di esibizione della relativa fattura fiscale. Sono escluse, e quindi eseguibili soltanto in regime di libera professione, le prestazioni non contemplate dalla convenzione regionale.

3. Le prestazioni protesiche contemplate dalla convenzione comportano, oltre al pagamento della quota di partecipazione alla spesa prevista per la prestazione stessa, il pagamento da parte del paziente delle spese di laboratorio sostenute dall’odontoiatra, previa esibizione delle fatture emesse dal laboratorio.

4. Al fine di garantire la qualità delle prestazioni erogate, le visite presso gli studi professionali degli odontoiatri di famiglia sono prenotate tramite appuntamenti. Sono comunque garantite le prestazioni urgenti.